Il raid che ha colpito l’auto di Rizwan Naeem, uno dei promotori del centro culturale islamico di Castano Primo, ha riacceso il dibattito pubblico. L’episodio, avvenuto a fine maggio, ha portato la vittima a presentare una denuncia formale ai carabinieri.
Vandalismo e denuncia social
Naeem, titolare di un ufficio di consulenza fiscale e gestore dell’associazione islamica Faizane madina di via 26 febbraio, si è trovato con le gomme della propria auto tagliate, la targa oscurata e le insegne del centro islamico strappate. La notizia è stata riportata da un blog locale:
«A Castano hanno tagliato le gomme all’integrazione», ha dichiarato Naeem sui social. «Ve lo dico senza filtri, senza educazione forzata, senza quella patina di equilibrio che a volte mi tocca indossare: oggi mi vergogno di essere castanese. Mi vergogno perché nella mia città, undicimila anime strette tra i campi e la pista di atterraggio di Malpensa, qualcuno ha pensato bene di tagliare le gomme dell’auto a un uomo colpevole solo di aiutare la gente con il 730, di far lavorare due ragazze nel suo ufficio, di aprire un centro culturale islamico dove si insegna l’italiano invece che l’odio».
Le parole di Rizwan Naeem
«I danni alla mia auto sono stati ingenti, soprattutto materiali, e ho dovuto re-immatricolare il veicolo dopo l’oscuramento della targa. La mia preoccupazione principale è stata per la mia famiglia, poiché quella macchina era la nostra. Ho contato quasi 60 buchi. Non riesco a capire chi possa aver realizzato un gesto simile. Sono abituato a seminare amore, non odio. Quest’ultimo non è la strada giusta per i nostri figli».
Reazioni politiche all’episodio
L’episodio ha suscitato reazioni nel mondo politico. L’ex sindaco e attuale consigliere comunale di minoranza, Giuseppe Pignatiello, ha commentato:
«Un gesto stupido, violento e del tutto inutile nei confronti di un cittadino e professionista che è cresciuto in questo territorio. Se l’atto in sé è grave, la reazione di una parte della rete è altrettanto preoccupante. Dobbiamo dirlo chiaramente: l’odio chiama solo altro odio. Non è mai stata, e mai sarà, questa la strada per costruire una comunità migliore o più sicura. Spero vivamente che l’Amministrazione comunale decida di intervenire con prontezza, competenza e correttezza».
Il sindaco Roberto Colombo ha espresso il suo dispiacere per l’accaduto, dichiarando:
«Le indagini sull’episodio sono ancora in corso. Al momento, non abbiamo elementi per collegare quanto accaduto a una matrice religiosa. L’epoca in cui aprì il centro islamico è lontana rispetto a quando si è consumato il fatto».